Reiki e Malattia
di
Frank Arjava Petter
da ReikiDharma Newsletter 12
Nulla, nella vita è permanente: Un giorno il cielo è limpido ed il giorno dopo
è nuvoloso. Il buio diventa chiarore e la luce diventa oscurità.
Questo è vero su tutti i livelli, malattia e salute fanno parte dello stesso
"pacco della vita", come le due facce di una moneta.
Più pericolosi della stessa malattia sono i nostri concetti mentali, i nostri
giudizi, il nostro desiderare la felicità e voler evitare di soffrire ma felicità
e sofferenza sono stati delle mente. Uno può essere felice anche quando
è malato, o infelice quando è sano. Possiamo alimentare un atteggiamento
interiore di gratitudine, ricordando il terzo Principio di Reiki: Sii grato.
Quando, ricordando il passato, pensiamo ad una malattia avuta, ebbene questi
ricordi possono essere i nostri oppure quelli mutuati da altri. Questi ricordi
formano teorie e concetti nella nostra mente e con queste teorie condizioniamo
noi stessi. La maggior parte di questi condizionamenti non hanno niente a che
fare con la realtà, possono essere nati in un contesto diverso, sia culturale
che di tempo o di religione. Possono essere anche nati in un giusto contesto,
ma ora sono passati, scaduti. Possono essere nati al di fuori della morale della
nostra società, della filosofia familiare o della nostra cerchia di amici.
Anche nel Reiki noi, come un gruppo, dobbiamo fare attenzione a non creare
nuovi sistemi di credenze che escludano dalla totalità della vita.
Guardiamo i condizionamenti più comuni riguardo ad una malattia:
Il concetto più diffuso, che si incontra in tutto il mondo, è quello che la
malattia sia una punizione del divino. "Ho fatto qualche cosa di sbagliato e
perciò sono malato." Questa è una credenza triste, un modo di pensare che è
meglio abbandonare rapidamente, fatelo adesso..., in questo momento! Diciamo
"ADDIO" a questo concetto. Vivere pienamente ed essere sani appartiene a chi
vive in sintonia con quello che sta davvero accadendo adesso, qualunque cosa
accada: sia essa sfortuna, difficoltà economica ed anche malattia.
Un altro concetto è che le cose accadono per una certa ragione: ci si buca una
gomma mentre viaggiamo in autostrada, allora pensiamo che se così non fosse
stato , ci saremmo schiantati qualche km. più in là e ringraziamo Dio che ci ha
salvati...
La vita non ha bisogno di ragioni... il fatto è che nella vita nulla davvero
ti accade. Le cose accadono e basta.
Le molte facce della malattia
La Malattia non è mai esclusivamente il risultato di un solo fattore. Ogni
malattia è un agglomerato di molte cose . L'ambiente, il cibo che mangiamo, il
karma ( può essere qualunque cosa), le persone con cui passiamo il tempo, i
pensieri e le emozioni che tratteniamo, il lavoro che svolgiamo, il luogo in
cui viviamo. Tutto questo ha un ruolo nella malattia.
Per avere una certa malattia il nostro corpo deve avere, prima, un'affinità
genetica con la stessa. Tale affinità è il pre-requisito per la malattia. Chi
che non è portato per una malattia al polmone probabilmente può fumare come una
ciminiera e vivere fino a cento anni, vecchio, ma sano.
Una volta stabilito il pre-requisito, il corpo può reagire sia psicologicamente
che mentalmente allo stress emotivo, andando a colpire il suo punto più debole.
Ma non possiamo dire che questo
singolo fattore renda il corpo ammalato. Dire che qualcuno è lontano
dall'essere consapevole perché non vuole vedere una certa cosa, è semplicemente
ridicolo.
Noi tutti abbiamo i nostri punti ciechi, non vi è nulla di sbagliato in ciò, ma
questo non causa necessariamente la malattia nel nostro corpo.
Anche se può essere vero (e ci possono essere dei casi), non si guarisce
sostenendo questo, perché questa teoria promuove il senso di colpa nella
persona malata ed il senso di colpa è il veleno peggiore che esista.
Malattia e Anima
Dobbiamo fare delle distinzioni fra i vari livelli della nostra esistenza:
corpo, mente ed anima.
Corpo e mente possono essere malate, ma l'anima è oltre la
malattia, è sempre intera, a prescindere ed al di là dei nostri preconcetti e
filosofie.
Con la parola "anima" non intendo quella che noi pensiamo di solito, cioè
l' "anima individuale"!
Credo che l'Anima sia una cosa molto più grande, oltre la scintilla individuale,
è un fuoco che consuma tutto. Questo è collettivo piuttosto che personale.
Non è che l'Anima è in noi, ma noi siamo nell'Anima, come un pesce che nuota
nell'oceano.
Il professionista "immortale"
di Reiki
Un concetto strano che noi abbiamo creato per il nostro gruppo, il gruppo di
Praticanti di Reiki, è che chi pratica Reiki non dovrebbe mai ammalarsi.
Ricordiamo quello che è accaduto al Dott.
Usui stesso? La sua vita è stata molto più corta dei nostri standard - lui visse
solamente fino a 60 anni, dal 15 agosto 1865 al 9 marzo del 1926.
Reiki non è per noi una garanzia di rimanere sani per sempre. Noi non sappiamo
quello che è scritto nelle stelle per noi, e nulla può cambiare il destino - non
certo dieci ore di Reiki al giorno.
Uno dei detti che apprezzo molto viene da Meher Baba, un Guru indiano che amo e
rispetto moltissimo. Lui ha detto: "la Malattia non uccide le persone, la
morte lo fa."
Si sa che condurre una vita spirituale non è necessariamente un biglietto
per la buona salute. Alcuni dei più grandi Maestri spirituali del mondo
persero la loro vita per malattie molto comuni. Avevano il cancro, erano malati
di cuore, oppure avevano emorragie cerebrali, asma, diabete...
Se abbiamo una malattia seria, cerchiamo e facciamo di tutto per guarire su
tutti i livelli possibili. I metodi di Reiki sono misteriosi: noi non sappiamo
su quale livello la volontà influenza la malattia. Non sappiamo su quale livello
agirà la guarigione.
Scienza
esoterica e malattia
Molti
Master di Reiki sostengono di comprendere tutto sulla relazione malattia
corpo/mente ed anima, io non sono così fortunato. La vita è un tale mistero per
me e non ho idea di come svolga il suo lavoro. Guardiamo il cielo notturno in
una notte limpida e capiremo cosa intendo: noi siamo così piccoli ed
insignificanti...
Suggerisco, a meno che un persona non lo sappia realmente, che è meglio tacere
su questo argomento. Lo stesso vale per le teorie sui chakras, sul corpo eterico
e sul concetto di malattie karmiche. Consideriamo queste teorie, rimaniamo
aperti in merito, ma non creiamoci e non creiamo preconcetti mentali. Noi non
sappiamo quello che ci sta accadendo oggi e che effetto ha
questa vita attuale sul nostro corpo. Cosa dire su una vita precedente?
Meglio
stare nel presente,
con quello che sappiamo.
Cosa fare per essere sani
La prima cosa è il nostro atteggiamento interno. Alimentiamo un stato di
gratitudine per qualunque cosa incontriamo. Compiamo solamente azioni degne di
noi, partendo dal presupposto che i nostri pensieri, le nostre emozioni....
siano sani.
Fermiamoci quando abbiamo un pensiero distruttivo - oppure davanti a modelli
emotivi distruttivi.
Facciamo attenzione al nostro corpo. Se un esercizio severo o una dieta sono
stressanti, questo può annullare i suoi benefici.
Se siamo attirati da una dieta vegetariana certo può aiutarci ad essere sani, a
restare sani , ma questo non è uno schema valido per tutti: ascoltiamo, nel
nutrirci, la saggezza del nostro corpo!
Lui sa quello che è meglio per noi. Dobbiamo imparare solamente a distinguere
fra la saggezza del corpo ed i desideri della mente. Se tutto ciò che vogliamo
mangiare è il cioccolato, ci deve essere "qualcosa di strano"
Se beviamo moderatamente alcool, tè e caffè, o se fumiamo poco, facciamolo pure,
ma consapevolmente e con piacere.
Piacere è una parola chiave nella salute fisica, emotiva e mentale. Noi
tutti abbiamo bisogno di aiuto per rilassarci. Per alcuni di noi può servire un
bicchiere di vino o il sigaro occasionale, per altri può essere utile prendere a
calci un sacco di sabbia!
Scopriamo quello che ci aiuta a rilassarci, valutandone i pro e contro.
Il linguaggio dello stress
Impariamo ad ascoltare i sottili segnali, molto sottili, che il nostro
corpo e la nostra mente danno. Quando siamo stanchi, quando non dormiamo
abbastanza, quando siamo irritati, non ci riposiamo ...ci sentiamo forse
energici, freschi e felici? Come respiriamo? Lavoriamo troppo?
La maggior parte degli Insegnanti di Reiki che io conosco lo fa. Come
ridimensionare il lavoro che facciamo? Ci deve essere un modo per rallentare,
per fare in modo da avere più tempo per noi stessi ed il nostro rinvigorimento.
Ci facciamo gli auto-trattamenti? Abbiamo degli hobbies? Ce li ricordiamo?
Molti di noi che praticano Reiki, sembra che prendano l’abitudine di sentirsi
obbligati a dare, ci fa sentire bene e nobili mettere una mano che scotta sugli
altri.
Ma noi siamo pronti a ricevere, ad essere vulnerabili, ad aver bisogno di
essere toccati ed amati? Questa abitudine di dare obbligatoriamente - lo so per
me stesso - è una noce dura da rompere.
Ricordiamoci che possiamo aiutare gli altri solamente quando anche noi stessi
siamo pieni di energia. Guardiamo la nostra vita: ci amiamo abbastanza? Abbiamo
abbastanza amore e nutrimento per la nostra famiglia, il nostro partner, il
nostro lavoro e la cerchia di amici?
Viviamo nel luogo corretto? Mi chiedo spesso cosa farei se avessi un milione di
euro. Starei dove sono ora? Cosa farei di diverso? Se c'è qualche cosa che
posso cambiare adesso, prima che i soldi entrino nella mia vita, perché
aspettare, se posso farlo ora?
Il Reiki - Insegnanti in trappola
Per quelli di noi che insegnano Reiki c'è un problema molto più importante che
può avere un ruolo nella nostra salute. Chiediamoci se viviamo quello
insegniamo. Insegniamo il Reiki - i principi- ai nostri studenti, noi Li
seguiamo? Li abbiamo integrati nella nostra vita?
Insegniamo l'amore incondizionato, la tranquillità e la meditazione. Ma siamo
tranquilli noi interiormente? Meditiamo? Oppure stiamo facendo finta di essere
quello che non siamo? Quando insegniamo non c'è nessun bisogno di creare una certa immagine
di noi stessi.
Rimaniamo noi stessi, nel nostro stato naturale ...
Un buon modo di trovare la chiarezza sul nostro stato interiore è guardare se
agiamo differentemente quando siamo a casa da soli, o in una classe. I nostri
movimenti sono aggraziati, abbiamo lo stesso sguardo negli occhi? Ci è chiaro
dove siamo, quello che sappiamo, quello che non facciamo?
Quello che mi aiuta molto in questo contesto è una cosa semplice: quando mi
chiedono qualche cosa di cui non conosco la risposta, dico: " non lo so... "E' così ..., ricordo a me stesso di non sapere tutto e mi sento bene nel
"non sapere". In questo non sapere incontriamo un momento di silenzio... ahh...
Prendiamo alcuni minuti per riposare in questo attimo di pace, senza nessuna
preoccupazione, nessun problema... Questo è il momento in cui troviamo noi
stessi...
Frank Arjava Petter
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Traduzione di Beppe Tornar e Marina Anna Fellner