ANTOLOGIA DI VIVIANA

 

"Mi presento sono……… GUARITA " 
E allora la prima cosa da fare è indossare finalmente il vestito che mi piace di più. E’ blue a pois piccoli e bianchi. Io adoro i pois. Sono allegri e non riesci mai ad acchiapparli. Le scarpette sono belle e non quel brutto che si vede a certi piedi costretti a calzarle. Devo fare in fretta non ho molto tempo, ma ho molti desideri da appagare. Compro un mazzo di rose sempre dallo stesso ragazzo dello stesso semaforo di un tempo. Tutte quelle che ha, perché come un tempo, a tarda ora, non ti sparano prezzoni. La casa è già fiorita e bella. Adesso devo donare le cose belle che luccicano ma che per me non hanno valore. Tornano al loro mittente. Al divano vanno aggiunti altri cuscini e poi devo comprare, ma ……… che sto facendo!? Non è qui che posso fare le cose che voglio, devo uscire.
Andare al mare, sentire il suo profumo, ascoltare il suo rumore, vedere i suoi colori e i giochi che formano le onde. Sorrido felice a questa eterna meraviglia e sento il mio viso, lo sento, si distende, è proprio una faccia che esprime. Anche lo sguardo è libero e aperto e guarda l’infinito. La passeggiata nel mare è stata una liberazione. Il mio vestito blue profuma del colore del mare.
Mi presento sono………GUARITA
In bicicletta è bellissimo correre seguendo la via del mare. Quanti profumi, quanti colori, l’autunno quest’anno è bellissimo. E io corro corro.
Mi presento sono ………GUARITA
Mi attende una lunghissima passeggiata a piedi con i miei cani. Chi tira da un lato chi strappa da un altro. Sì, lo posso fare, loro lo sanno.
Mi presento sono………GUARITA
Vedo laggiù in fondo tante luci, vado perché so che lì potrò di nuovo ballare. Il ballo, che meraviglia! Il cavaliere mi accompagna nella musica e io ballo ballo.
Mi presento sono………GUARITA
Adesso vado ad abbracciare le persone del mio cuore ovunque esse siano. Sentiranno la forza del mio abbraccio e del mio saluto pieno di felicità e di sorrisi. Corro corro
Mi presento sono………GUARITA
Le mie gambe sono veloci, nessun problema, corro corro voglio andare al punto più alto che so  e, prima di volare, porto con me nel cuore tutto quello che amo.
E ora? Ora devo proprio andare, oh……… scusate……… devo proprio volare.
Vi saluto……… sono……… guarita.
VIVIANA
(
25 ottobre 2001)


"Racconto:……… "Il mio amico "

Un amico così non ricordava neanche da quanto tempo l’avesse conosciuto.
Carmelo Racconto era l’amico che tutti avrebbero voluto e lei era stata così fortunata da poter dire non "il mio amico tot", "la sua amica tot" ma, quando intendeva parlare dell’amicizia, poteva parlare gioiosamente di Carmelo Racconto. La vita li aveva messi quasi sempre insieme.

Era difficile, sia per Carmelo Racconto che per lei, staccarsi l’uno dall’altra, se non per poco tempo. Bisognava sapere dove fosse l’altro per sapere dove essere, bisognava parlare co n Carmelo Racconto per sapere di esistere, perché Carmelo Racconto sapeva parlare ma sapeva soprattutto ascoltare.
Era dolce di carattere, sapeva tantissime cose, serie e curiose, che tutti gli invidiavano. Carmelo Racconto era enciclopedico.
Un piccolo insetto? Si chiama così, della famiglia così. Nel 1823 successe che……… e giù tutta la storia. Non si finiva mai di ascoltarlo e parlare con lui era una delizia perché capiva e sapeva  di tutto.

Amava il mondo, tutto intero, anche se così bello com’era Carmelo Racconto non riusciva proprio a sentirsene  parte perché lui sapeva più ascoltare che parlare spontaneamente.

Nessun conosceva Carmelo Racconto per quello che era veramente ed ognuno, per suo conto diceva di lui e quello, e quello, e quello. Carmelo Racconto non rispondeva, sorrideva e così sembrava ancor di più bisognoso di consigli, ma lui, dentro di sé, sapeva che stava parlando "lo stupido di turno".

Con lei non c’era bisogno di sorridere e basta. Giorni interi parlavano e notti pure.
Sì, perché la loro amicizia era senza tempo e nulla poteva scandirla, figuriamoci un orologio! A volte avevano pensato, entrambi, che forse la loro non era una amicizia ma amore.
Ne parlarono giorni, notti, anni.

Si avvicinarono moltissimo l’una all’altra per sapere se, fisicamente, scoccasse qualcos’altro di più forte. Di nuovo, insieme, ne parlarono per giorni, notti, anni. Un giorno decisero di ballare, loro due da soli e scelsero un fitto bosco verdissimo dove lei sentiva delle musiche bellissime.

"Vieni Carmelo Racconto, ti porto io nel ballo e con la mia voce sentirai le musiche che sento io".

Era bello così, danzare nel bosco per giorni, notti, anni. Non li videro più tornare indietro.
Ne avevano parlato per giorni, notti, anni e avevano deciso così:  di vivere lontano dal mondo e  di vivere nel bosco. Lì avevano tutto: l’acqua, il cibo, l’amicizia degli animali, i profumi e dolci letti della natura per riposare. Oggi non sono più a ballare in quel bosco ma, se si guarda bene, in fondo, verso la luce del sole quando entra nel bosco, si possono vedere due figurine che danzano abbracciate.
Sì perché
loro, adesso, si amano.

VIVIANA

(4 luglio 2001)

 

L’Artista
Si chiamava Antonello Granchio. Aveva 25 anni e di passi avanti nella vita ne aveva fatti molti.
Era, per gli altri, una persona cosiddetta normale ma recava in sé un qualcosa che lo rendeva speciale.  Lui sapeva leggere la vita, le persone, anche gli animali.
Svolgeva un lavoro normale: era insegnante, un lavoro tutto di parola, tutto di conoscenza, tutto di sensibilità. Piaceva ad Antonello Granchio aiutare gli altri e questo lo faceva attraverso la sua parola che sapeva  trovare sempre giusta per tutti in cerca, però, di quella giusta che avrebbero un giorno detto a lui.
Una mattina, come sempre, si svegliò per recarsi al lavoro ma che cosa era successo durante il sonno? Vide che dalle sue mani uscivano fili bianchi, sì come panna, ma tutto ciò non era un fenomeno e basta tutto ciò portava dolore fisico ad Antonello Granchio. Sempre più stupito e dolorante osservò meglio quello che gli stava accadendo. I fili prendevano la forma del suo pensiero, insomma si erano sostituiti alla sua parola. Antonello Granchio era diventato muto.
Non poteva più lavorare e così decise di andare in giro per le strade, sì come fa un artista, per vedere cosa succede agli altri quando si trovano di fronte a qualcosa d’incomprensibile. Lui voleva lo stesso comunicare e lo avrebbe fatto attraverso il suo dolore, i suoi fili.
Si fermò più volte in piazze, angoli, la sua bella città ne offriva tanti, e subito la gente fece ressa intorno a lui perché mai  si era vista cosa così.
Lui pensava ed i fili prendevano la forma del suo pensiero, una scena, una poesia, una piccola novella, ed ecco che i fili rappresentavano tutto ciò che si creava in lui.
Il dolore era sempre presente, nessuno lo vedeva ma lui decise che doveva vincerlo, non sapeva ancora come ma, certamente, passando attraverso un dolore più grande.
Si rivolse ad un famoso teatro pensando di essere accolto con stupore ma, con suo stupore, non fu accolto perché definito "inquietante". Riprese la sua vita per strada e lì, alla gente che non sapeva, esprimeva il suo dolore.
Un giorno, mentre osservava il mare, sentì affiorare un ricordo dentro di sé , all’improvviso, e poi un dolore ancora più improvviso e poi un grido, ancora più improvviso, gli attraversò l’anima e fortemente, fortemente quanto più poté,  Antonello Granchio buttò fuori quel grido.Il mare si arricciò fino a diventare schiuma ed Antonello Granchio, tremante di dolore e di stupore, sentì che non ne poteva più di aspettare la "parola giusta" che  lo avrebbe aiutato per sempre .
Gridò all’egoismo, all’insensibilità, alla distrazione, alla superficialità, a tutte le offese ricevute, cioè al NON AMORE. A tutto ciò gridò "basta"  ed in quel momento i fili presero la via del mare per non tornare più ed Antonello Granchio decise di andare in cerca solo di Amore
   VIVIANA
(4 Agosto 2001)


"E’ possibile scambiare quattro chiacchiere ?"
Questa domanda la rivolge l’uomo DUE all’uomo UNO. Andiamo per ordine e conosciamo l’uomo UNO. Questa mattina ha deciso di rendersi la giornata speciale e ci sta pensando prima di uscire e godersi la giornata. La sua vita è semplice, lui è tipografo ed è una persona estremamente gentile, mite e disponibile. Non si accorge di esagerare nel senso che non arriva a meravigliarsi di niente. Ha deciso come rendere la sua giornata diversa. Per lui è una scelta forte. La sua faccia ne porta i segni. Oggi senza farsi tentare, ma forse è sempre stata abitudine, sceglierà un qualsiasi altro gusto. Per l’uomo UNO questa è una scelta forte. L’uomo UNO esce di casa.
L’uomo DUE è dinamico, mille idee per la testa mille domande, un vulcano. Anche lui ha deciso che questa giornata deve essere speciale (come se le altre ………) e ci pensa su, ma non gli ci vuole molto perché, già bell’e pronto, si mette di testa in giù. L’uomo DUE esce di casa.
Casuale no, inevitabile forse, l’uomo DUE nella posizione preferita di quella giornata incontra l’uomo UNO e gli chiede di scambiare quattro chiacchiere.
Oh!, mah!, sì, però, dice l’uomo UNO, ma non stia per la strada, salga con me sul marciapiede, si rischia meno. Questa volta la sua disponibilità era andata oltre la normalità ma…
Era fatto così. Il rispetto per tutti.
L’uomo UNO continua a parlare dicendo all’uomo DUE che per combinazione si sono incontrati; oggi non è andato al lavoro e mai percorre quel tratto di strada. Chissà!
Piuttosto? "Di cosa voleva chiacchierare?"
L’uomo DUE: mi sono detto, non è solo la vita che si può "guardare in altro modo".
In quel caso ti siedi in poltrona e decidi con la mente di cambiare il senso alla tua vita, cosa difficile ma possibile, ma qui sto parlando di guardare tutto diversamente: dal filo d’erba, al palo della luce, non le dico poi andare al cinema, essere sul posto di lavoro.
L’uomo UNO si ferma e indica una panchina. Va bene per tutti e due.
Ma che c’entra - chiede - guardare il filo d’erba con il guardare essendo sul posto di lavoro? L’uomo DUE risponde che in quest’ultimo caso la soddisfazione è essere guardato, certo non da persone sensibili e rispettose come lui, ma da colleghi.
Il resto è una semplice meraviglia. E’ il cambiamento che mi sono dato oggi ed il risultato è splendido.
Le posso elencare mille cose: il cielo, lo vedo anch’io dice l’uomo UNO, gli alberi, anch’io, la gente, anch’io.
Si avviarono verso una bellissima gelateria, l’uomo UNO volendo rivelare la SUA "scelta forte" della giornata. Certo, persona simpatica, accattivante, pensava l’uomo UNO, gli parlerò.
Salendo le scale della gelateria, l’uomo UNO chiede all’uomo DUE : "per caso, come a me le è capitato di voler fare una scelta forte in una giornata? perché, sa, le devo confessare la mia di oggi. Non è stupida, non è da ridere. vincere la tentazione di una vita intera è dura ma io voglio riuscirci , magari se lei mi aiuta nel momento".
L’ uomo DUE molto attento dice:" mi racconti, mi racconti  tutto dall’inizio."
L’uomo UNO dice:"quando ero piccolo, ogni qualvolta gridavo e gridavo per qualsiasi motivo, loro mi davano un cioccolatino e se gridavo subito dopo, un altro cioccolatino. Ma che cosa avrei dovuto  fare per attirare la loro attenzione? Divenni un ragazzo coi brufoli ' dedito alla cioccolata, ogni giorno più e più quantità, non conosco altro sapore. Quante privazioni! La prego, mi aiuti!"
Si avvicinarono al banco dei gelati ma l’uomo UNO non era capace di scegliere; l’uomo DUE capì che in quella persona c’era un vero e proprio dramma e lui, così veloce nella vita, lo doveva liberare.
Scelse un grande gelato alla fragola con fragole e,  per sé, alla banana e crema e si sedettero per cominciare a gustare altri sapori.
I minuti di sofferenza furono tanti, ma quando affondarono insieme i cucchiaini nei gelati, ci furono vere e proprie grida di godimento di bimbo e poi finirono con risate e altri gelati. Ormai erano inarrestabili.
Se vi capita di sentire qualcuno che chiede un gelato al cioccolato, spesso non è così ...., ci può; essere anche tanta sofferenza……Guardate se ha foruncoli!!!
   VIVIANA
(24-12-2001)

  
  
                        
L’oculista
Era il dottor Adolfo Torrietta.
La sua persona? Niente di speciale, anzi era una di quelle persone che si definiscono grigie. Serio nel vestire, portava sempre il cappello, pochi saluti, poche parole.
Nella sua famiglia c’erano stati dottori e così a lui era toccato di fare l’oculista, pur non piacendogli, ma lui aveva scoperto il bello di questa professione, o meglio, il segreto che non avrebbe mai rivelato a nessuno, ma che aveva tutta l’intenzione di usare per tutta la vita.
Ah! Era troppo bello e sconvolgente quello che aveva nascosto in sé. Lo aveva scoperto una mattina guardandosi intensamente allo specchio. Intensamente perché? Perché sentiva il vuoto che lo accerchiava, nulla e nessuno lo interessava e lui non interessava a nessuno. Non voleva ammettere neanche a se stesso che la sua personalità, invece, si nutriva di qualcosa che non lo lasciava solo ma che gli permetteva di vedere gli altri e non essere visto. No,  non era invisibile. Adolfo era un uomo che carpiva. Si, gli piaceva carpire i pensieri, i segreti o le cose più banali che le persone avevano nella testa.
Come ogni pomeriggio si avviò al suo studio, grigio anche quello, si chiuse nella sua stanza e preparò l’apparecchio n° 1 per la visita oculistica. Lì era contenuto il segreto.
Quel pomeriggio c’era una sola paziente, per il momento. Alta, bionda, profumata, bel cappellino, tacchi a spillo, elegante, piuttosto appariscente a suo giudizio. In verità lo imbarazzava non poco dover visitare la signorina......anzi, mi scusi, la signora? Prego sono la dottoressa Altavilla Ada. Chissà quale branca della medicina. Ma si sa le donne………sarà pediatra, ostetrica. Boh!
Aveva un gran paio di occhiali scuri e alla visita pretese di non doverli togliere. Cosa impossibile, secondo la logica comune, eppure la dottoressa Altavilla Ada fu irremovibile assicurando che, per quello che c’era da fare, gli occhiali li poteva assolutamente tenere.
L’oculista era molto arrabbiato perché a lui della visita non importava nulla ma quello che doveva fare era carpire, attraverso la macchina che leggeva nello sguardo delle persone.
La visita cominciò così come deciso dalla dottoressa Ada Altavilla , cioè con gli occhiali, ed i due sguardi s’incontrarono sulla base dello strumento. Che stupore! Che orrore! Aveva voglia solo di fuggire l’oculista perché, nel voler carpire, a causa della sua incapacità a comunicare e perché era solo, chiuso e sporco, era stato carpito. Sì, perché chi carpisce è sporco.
Le persone carpite non sapranno mai di non avere più segreti e colui che il segreto ha carpito è altrettanto vuoto perché:"a cosa serve sapere i segreti degli altri se poi non si sa come aiutarli?"
La cosa più bella, invece di carpire, è chiedere, chiedere, chiedere. Parlare senza strappare i sentimenti e stare molto attenti al male che si fa. Se un segreto carpito un giorno sfugge via, colpisce e, siccome non si sa parlare né chiedere, ma solo carpire, quella persona rimarrà ferita a morte per tutta la vita. Attento a te dottor Adolfo Torrietta oramai sei stato scoperto e devi assolutamente cambiare strada. Liberati di questa macchina inutile e impara a parlare altrimenti morirai muto.
Tutto ciò il dottor Adolfo Torrietta lo stava leggendo nello sguardo della dottoressa Altavilla Ada senza che nessuna parola volasse nell’aria.
Alla fine della visita, piuttosto breve e imbarazzante, la dottoressa pagò e, mentre si avviava alla porta, lasciò cadere  il suo biglietto da visita.
Andata via, cautamente, il dottor Adolfo Torrietta si chinò a terra, prese il biglietto e lesse: DOTTORESSA ADA ALTAVILLA SPECIALISTA IN OCULISTICA STUDIO IN VIA TOT SI RICEVE GIORNI TOT.
SE NE PUO'  ANCHE PARLARE
     
VIVIANA
(26 giugno 2001)