IL PARADIGMA DI REIKI :DKM
di
Bronwen
e Frans Stiene
International House
of Reiki -
www.Reiki.net.au
NOTA del traduttore:
Paradigma: Un insieme di assunzioni, concetti, valori, e pratiche che, per la
comunità che li condivide , costituisce un modo di vedere la realtà,
specialmente in una disciplina intellettuale.
DKM è lo pseudonimo che indica il simbolo ed il mantra utilizzati a livello
di Insegnante Reiki. Come Insegnanti Reiki, ci è stato insegnato questo
simbolo ed il suo mantra, ma noi ci comportiamo secondo il paradigma di DKM?
DKM in Giappone rappresenta il vuoto, l’illuminazione ovvero la
non-dualità. L’aspetto con cui lavori dipende dalla tradizione a cui
appartieni.
Noi ci addentreremo nel significato di DKM usando uno di questi aspetti: la
non-dualità. All’interno della non-dualità vi è la non distinzione tra noi
e gli altri, in termini universali ciò significa che l’universo è noi e noi
siamo l’universo.
Essere un Insegnante Reiki equivale ad essere DKM.
In un tentativo di spiegare le armonizzazioni (un elemento del Sistema di
Reiki), un Insegnante Reiki può affermare che, affinché la pratica raggiunga
l’effetto essa dà qualcosa ad uno studente o che cambia qualcosa nello
studente. Può (l’insegnante) persino affermare che senza una armonizzazione lo
studente non sarà in grado di praticare il sistema di Reiki ed, inoltre, che
l’insegnate Reiki è la sola persona capace di "passare" Reiki. Se guardiamo
più da vicino a queste affermazioni, ripetute spesso, possiamo vedere che esse
mancano di correlazione con il paradigma della non-dualità di DKM.
Nell’ambito della non-dualità un insegnante Reiki non pretende di fare
qualcosa ad uno studente. Non appena affermiamo che diamo qualcosa di
speciale allo studente o che armonizziamo qualcuno, noi usciamo da quello
spazio non-duale
Lo spazio di non-dualità è lo spazio dell’Uno; non vi è insegnate né studente
e niente da dare. Al livello più profondo, non vi è alcuno da armonizzare. Nel
momento in cui pensiamo di dare qualcosa o di fare qualcosa allo
studente, ci attacchiamo a ciò che abbiamo donato o fatto e ci aspettiamo un
risultato.
Questo attaccamento al risultato dell’ armonizzazione è stato, col tempo, uno
dei motivi maggiori della crescente fisicità e complessità del procedimento di
armonizzazione.
Quante più azioni fisiche vengono inserite nella procedura di armonizzazione,
tanto più le sensazioni superficiali dello studente diventano preminenti. Per
esempio: azioni fisiche, come la pressione della mano o del pollice di un
insegnante, possono lasciare lo studente con una persistente sensazione
fisica; oppure il soffio enfatizzato di un insegnante può solleticare la pelle
dello studente offrendo possibilità "mistiche". Questo tipo di atti fisici in
genere inducono lo studente a rispondere in modo positivo alla armonizzazione,
credendo che l’insegnante abbia compiuto una cosa piena di significato e,
forse, persino, magica.
A loro volta, tali affermazioni positive create da un eccesso di azioni
fisiche inducono l’insegnante a credere che la sua armonizzazione abbia
"lavorato sul serio", mantenendo l’insegnante in questa stessa spirale dal
significato artefatto. Se lo studente, comunque, non risponde nel modo atteso
allora l’insegnante prova disappunto circa la propria prestazione ed abilità.
All’interno della non-dualità un insegnante non è interessato al risultato,
esso è soltanto come è: né buono né cattivo. Inoltre, in questo spazio, non vi
è bisogno di protezione per noi stessi, durante i trattamenti o le
armonizzazioni. Non vi è neanche bisogno di simboli o mantras Reiki, una volta
che si sia raggiunto un certo grado nella pratica Reiki - questa è
probabilmente la ragione per cui i reiju funzionano senza di essi (simboli).
Se noi siamo all’interno di DKM, allora i simboli sono superflui, poichè noi
SIAMO già il simbolo e tutto quello che dobbiamo FARE è : ESSERE.
Il modo in cui un insegnante vede se stesso è anche indicativo del suo livello
di esperienza. L’ auto-attribuzione dei titoli di master e di grand master
sono superflui nella condizione di DKM. Per citare Yukiyoshi Takamura
(1928-2000): "Chiunque si riferisca a se stesso come ‘master’, non lo è."
Per trovare qualcosa di più, a proposito del pensiero che è alla base del
sistema di Riki in relazione alla non-dualità e DKM, possiamo esaminare alcune
delle informazioni che abbiamo circa Usui Mikao, i suoi insegnamenti ed i suoi
studenti. Durante reiju, Usui sensei usava semplicemente sedersi di fronte
allo studente, essendo un canale attraverso cui fluiva l’energia universale.
Lo studente poi, usava prendere da ciò quello che gli era necessario in quel
momento. Sembra che Usui sensei non avesse alcun attaccamento alla procedura e
lavorasse all’interno di uno spazio di Unicità.
Dei 2000 studenti di Usui sensei, solo 20 stavano praticando Shinpiden,
quando Usui sensei morì. Ciò indica che era richiesto un lungo periodo di
tempo, prima di completare gli insegnamenti e perciò che vi era un certo grado
di difficoltà relativo alla pratica. Si crede che al tempo di Usui sensei il
riconoscimento come Insegnante fosse dato solo una volta che l’insegnate
fosse diventato DKM. Quanti dei suoi studenti abbiano in realtà completato
Shinpiden è ancor oggi una domanda senza risposta.
Addentrandoci nella comprensione più profonda del lavoro all’interno del
sistema Reiki, potremmo dire che tutto ciò che è richiesto al praticante è di
essere un recipiente vuoto, per lasciare che l’energia universale vi fluisca.
Quanti più pensieri ed attaccamenti abbiamo, tanto più riempiamo di spazzatura
il nostro recipiente vuoto e tanto meno l’energia universale fluirà dentro di
noi.
Essere un recipiente vuoto non lo si realizza in un week end e neanche in
un anno, ma è una pratica che dura una vita. I praticanti Reiki hanno voglia
di intraprendere questo viaggio che dura una vita? E’ un qualcosa che
comprende l’auto-responsabilità e il lavorare seriamente con gli strumenti
che Usui sensei ha messo insieme per noi.
Per intraprendere consapevolmente questa pratica di vita, un praticante
Reiki, inizialmente, ha bisogno di capire a livello intellettuale il concetto
di DKM. Questo processo ha bisogno di essere supportato da un insegnante
qualificato che può guidare il praticante intellettualmente. Dopo avere
intellettualizzato DKM, il praticante deve poi fare una esperienza iniziale,
tramite le pratiche Reiki tradizionali, per essere un recipiente vuoto. Una
volta che questi due processi sono stati compiuti, essi possono essere
integrati nella pratica e nella vita di ciascuno. Infine si raggiunge lo
spazio nel quale vita e meditazione non sono separate; dove noi siamo
l’universo e l’universo è noi, oppure, in altre parole, arriviamo a vivere
secondo la nostra vera natura: DKM.