"La maggior parte delle persone muore con la propria musica ancora chiusa dentro"
Benjamin Disraeli
NOTE LIBERE
Hai mai desiderato
raccontare una favola, un episodio di
vita vissuta, una metafora, di condividere una tua riflessione, una emozione, un sogno?
Questo spazio è a
tua disposizione.
Basta che tu intinga la penna nel calamaio (cioè, essendo sul web, fai
clic sul calamaio, a fondo pagina:-) e scriva.
Forse qualche altro amico, passando di qui, potrebbe trarre spunto dalle tue
parole e a suo volta aggiungere ciò che queste gli suggeriscono.
Così, una "nota" dopo l'altra, potrebbe nascere la nostra melodia.
Intingi
la penna nel calamaio e srotola la pergamena........
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12 Agosto2008 (Silvano)
Quando si ha un tesoro tra le mani, non è bello
nasconderlo, ma mostrarlo anche agli altri, in modo che vedano la sua
bellezza.
Non teniamo per noi tutto ciò che sappiamo ed impariamo, ma condividiamolo con
gli altri in modo tale che anche loro possano crescere interiormente.
25 Gennaio 2008 (Elisa)
Questo scritto
sembrerebbe una favola, ma in realtà è un'elaborazione creativa di
un'esperienza di abbandono che con il I livello Reiki sono riuscita a
metabolizzare. Mi piacerebbe condividerla con voi.
"Avevo passato giorni a riempire pergamene di nostalgia per te, amico mio,
compagno di solitudine a cui regalai la pietra più preziosa che nascondevo nel
mio petto. Aspettavo con ansia il tuo ritorno.
Eri stato via a lungo ma sapevo che, nonostante ti mancassi, la ciocca dei
miei capelli a te donata ti dava conforto ed il solo vederla, rinverdiva le
promesse che l'avevano accompagnata nelle tue mani.
Chiusi l'armadio dei ricordi, dove riposi l'armatura con cui mi difesi per
anni nel mondo, prima di prometterti che non l'avrei mai più indossata. Volevo
mi trovassi splendida, così acconciai di rose la mia chioma e di stelle
illuminai i sorrisi con cui ti avrei accolto.
Arrivò la mezzanotte..
poi l'alba. Nessuna traccia di te. Le stelle si spensero con l'arrivo del
mattino e i fiori con l'andare dei giorni caddero a terra ed appassirono.
Mi piegai sulle ginocchia e piansi diamanti.. tutti quelli che possedevo.
Arabeschi di sale ricamarono le mie guance. Le intemperie del dubbio e le
tenebre dello sconforto afflissero la mia vita.
Cos'era successo? Quale ostacolo, a me ignoto, aveva bloccato la via per
ricondurti a me?
Decisi di vestirmi con un mantello di coraggio, per nascondere il terrore di
averti perduto. Preso il mio purosangue per le briglie, m'incamminai verso il
cammino della comprensione.
Tu non sai quante difficoltà si affacciarono nel mio viaggio, nemmeno lo puoi
immaginare.
I giorni furono faticosi e, nella notte le mie membra gelarono della tua
assenza.
Il mio mantello forse non mi avrebbe protetto da tanta
sofferenza, ma non mi fermai.
Vidi uccelli
rapaci planare minacciosamente verso il mio cavallo con il solo scopo di
spaventarlo: erano i giudizi della gente e il conformismo contro cui fui
costretta a difendermi, per non perdere le speranze di riaverti. Mi ritrovai
davanti a un bivio .. un sentiero di ginestre in fiore da un lato, rovi e il
tuo sentore dall'altro. Non mi sono mai pentita dei graffi sulle gambe e del
buio incontrato lungo quel triste cammino . Arrivai al mare e uno splendido
veliero di aspettative e speranze era pronto ad accogliermi. Viaggiai un
giorno durato secoli per poterti incontrare e fu così che, buttata l'ancora
alle tue sponde, m'incamminai verso il mio sogno.
Mi aspettavo di scorgerti da un momento all'altro invece
apparve un cavaliere completamente nascosto da una lucente armatura grigia.
Non riuscivo a capire. Gli chiesi gentilmente di lasciarmi strada, ma lui si
mise dinnanzi a me, impedendomi di proseguire oltre. Tolse l'elmo... eri tu.
Impugnavi una spada e la puntavi al mio petto. Sembravi pronto a colpire se
solo avessi tentato di procedere. Avrei potuto rispondere a mia volta con le
armi e forse potevo anche uccidere il tuo ricordo,salvando me stessa, ma non
ne ebbi il coraggio. Possibile che non riconoscevi il mio volto? Possibile che
ti fossi dimenticato il mio sembiante? Possibile che il sentimento con cui
accarezzavi i miei risvegli era svanito?
I tuoi occhi mi
passarono attraverso.
Pensai che non poteva essere tutto perduto e tentai di
avvicinarmi a te. La lama della tua spada non tardò a trafiggermi. Caddi a
terra. I tuoi passi ti portarono lontano senza alcun tentennamento.
Rimasi lì.. inerme, per giorni, intestardendomi nell'idea di un tuo ritorno,
che non fu mai.
Alla fine urlai. Urlai tutto il dolore che sentivo.. urlai all'esterno tutta
la fiducia che in te avevo riposto.
Quando tutto mi
sembrò perduto, la pioggia venne a destarmi lavando via la sabbia dalle mie
ferite. Mi rialzai. La pelle stava lentamente cicatrizzando e stranamente il
mio mantello era rimasto intatto alla tua lama. Intorno a me desolazione.
Attraversai distese grigie di noia e tristezza prima di calpestare una strada
che sapeva di nuovo. Piccoli sassolini bianchi si snodavano tra boschi fitti
di vegetazione e radure baciate dal sole.
Acque sorgive apparivano sotto i miei piedi stanchi, ogni qualvolta avessi
sentito la sete.
In lontananza scorsi altri viandanti. Alcuni viaggiavano
a piedi appesantiti da numerosi fardelli, altri tenevano la mano di un
compagno di viaggio. Spesso qualcuno cadeva lungo il cammino e scompariva alla
vista, non necessariamente erano persone vecchie o malate, a volte erano
bambini felici che inseguivano, correndo, farfalle. Ho visto persone soffrire
e piangere ma proseguire. Molti non avevano altro che se stessi e altri si
accanivano trascinando con se pesi ingombranti che, immancabilmente, si
perdevano lungo la strada. Io non avevo granché: il mio mantello e il mio
purosangue. Provai spesso a cavalcarlo ma la paura mi bloccava appena mi
avvicinavo alla sella: sembrava troppo alto per me, troppo scuro o, forse,
avevo timore che una volta salita non sarei stata in grado di guidarlo a
destinazione.. o ancora, ero segretamente convinta di non essere nemmeno degna
di possederlo.
I giorni passarono ed era un gran piacere avanzare. Ogni
tanto portavo il mio sguardo in lontananza sperando di scorgerti, altre volte
mi voltavo indietro.
Al mio fianco cominciarono ad apparire altri
giovani viaggiatori. Camminammo spesso insieme uniti dalle stesse
passioni. Molte notti ci ritrovammo ad ascoltare malinconiche canzoni, sotto
lo stesso cielo. Mi piacevano i loro racconti sulle stelle e, spesso, mi sono
chiesta come alcuni conoscessero ciò che era al di là, della salda presa delle
nostre mani. Io avevo molto meno da raccontare, non sapevo teorie
affascinanti come le loro, ma percepivo il lato oscuro dell'evidenza e sapevo
che la sensibilità che sgorga dal cuore e arriva alle mani, è melodia.
Passò il tempo,
il grano maturò sulle spighe e fu proprio lì, al margine del sentiero, che ti
vidi. Non eri solo. Alcune persone osservavano le spighe e le distruggevano in
piccoli pezzi, poi innalzandosi al di sopra di tutto urlavano di aver scoperto
il senso.. non so di cosa. Altri scavavano la terra e poi infilavano dentro la
loro testa: in cuor loro credevano che nel buio fosse la soluzione.
Tu camminavi in cerchio. Probabilmente lo facevi da molto tempo perchè sotto i
tuoi passi le spighe erano piegate. Presi il mio purosangue e montai in sella.
Mi avvicinai e ti tesi la mano.
-Vieni con me, non troverai il sentiero finché resti qui
ma guarda è proprio a pochi passi da te.
Vieni con me.. non ti assicuro che
sarà sempre un percorso facile.. probabilmente ci saranno salite ripide, ma
il mio cavallo è forte e io ho imparato a guidarlo. Non voglio costringerti al
mio cammino, non potrei, nemmeno io so quale sarà la mia destinazione.-
l tuo cavallo correva all'impazzata libero da ogni tuo controllo. Ti raggiunsi
a piedi e tu, finalmente, ti fermasti.
-Prendiamo il tuo cavallo.. a lungo andare si sfiancherà. Vieni voglio solo
accompagnarti per questi due passi che ti separano dal cammino che stai
cercando, poi me ne andrò e non avrai più la pena di dovermi rivedere. -
Il tuo sguardo
incontrò il mio poi i tuoi occhi ricaddero a terra. Potevo scegliere di
fermarmi qui ed aspettare che tu avessi raccolto l'ennesima delusione, oppure
procedere verso il compimento di me stessa. Aprii i tuoi pugni chiusi. - Cos'é
questo? - mi chiesi. -Pane caldo, la dolcezza che non mi hai concesso di
darti. Questo è vino dolce, le parole con cui avrei cullato il tuo riposo.-
-E questa?- - Ambrosia.. sono i baci che non ti ho dato -.
M'incamminai verso il mio cavallo. Poi mi fermai. Mi voltai indietro e ti
raggiunsi nuovamente. Creai per te un abbraccio d'amore, forse il più puro
che mai ti capitò di vedere e avvolsi la tua fragilità nel mio
mantello.
- Questo lo dono a te,
non mi serve più. Mi ha protetto dal gelo del tuo abbandono e ha resistito
alla lama delle tue paure - ti dissi. Poi mi allontanai. Montai in sella e
rimasi ad osservarti per un pò.
Regalai alla terra l'ennesimo diamante,l'ultimo. -Nella vita hai sempre
proseguito veloce e non mi stupirei se una volta trovata la via, ti vedrò
sfrecciare al mio fianco, lasciandomi piccolo puntino del tuo passato senza
memoria-.
Sorrisi. Arrotolai la pergamena di questa speranza e la legai lì, di fianco
alla cicatrice lasciata dalla tua spada. Un colpo secco di tallone.. un
arrivederci con la mano, e galoppai all'impazzata verso il sole.
31 Marzo 2007 (Roby P.)
Lavorare con il Reiki su se
stessi è come scavare nella sabbia sulla spiaggia e trovare l'acqua della
vita, quella che ci fa vivere tutti i giorni.
E' come il sasso che, lanciato in fondo al mare, va dove noi possiamo solo
immaginare ed arriva sicuramente sul fondo!
Quindi il Reiki ci fa ritornare come bambini che giocano sulla spiaggia!
Un abbraccio a tutti.
Ottobre
2006
(anonimo)
...Il cielo è stellato in questa serena notte di un autunno tiepido e malinconico, in cui tutto tace anche le inquietudini e i turbamenti, posso solo udire dei suoni in lontananza che ancora volano armoniosi sulle ali dei miei pensieri, suoni che si sono talvolta affievoliti, ma è bastato l'accenno di una loro dolce nota perchè intensi, riaffiorassero...
Agosto 2006 (Francesco Giovanni)
Consapevolezza:
Mi chiedono se credo in Dio!
Si, rispondo.
Credo in quel dio che non vuole preghiere…
Credo in quel dio che non vuole culti…
Credo in quel dio che non esige essere adorato…
Credo in quel dio che non puoi descrivere…
Credo in quel dio di cui non puoi parlare…
Credo in quel dio che non ha eserciti e non ne benedice…
Credo in quel dio nel nome del quale nessuno combatte…
Credo in quel dio che non condanna…
Credo in quel dio che ti consente di comprendere gli errori…
2
Novembre 2005 (Francesco Giovanni)
E già... Volerò verso altri lidi… Volerò sorretto
dall’amico Vento, …quel gelido Vento del nord. Altissimo, e ancora più su,
mi librerò nell’azzurro. Lassù cercherò, in solitudine, ciò che ancora in me
non è sepolcro. Non più mi struggerò in ricordi, né mi lusingherò del
futuro. Vivrò ottemperando al presente, al Sempre Oggi. L’adesso. Il Qui ed
Ora.
Febbraio 1975
26 Settembre 2005 (
orsogrigio57)
Se solo si possono cogliere i piccoli momenti
di vita, senza vederli
ma sentendoli dentro, nel silenzio di un soffio di vento dopo una tempesta e nel
colore di un raggio di sole mattutino. che riscalda la rugiada
Anonimo
L'amore e' l'espressione di ciò che siamo, e' la nostra vera natura, dobbiamo solo ricordarcelo
20 Novembre 2004 (orsogrigio57)
Poi è cresciuta l'erba. E' come la polvere sollevata dal vento:
tutto si offusca, si annebbia
e non passa il raggio di luce.
I sentimenti si affievoliscono
e si riducono ad un vago ricordo,
accumulo di anni senza memoria,
come brucia la vita
così, in fretta, scivolano le giornate non vissute. Ma poi è cresciuta l'erba ed
i pascoli sono cresciuti in fiore. E' tutto un provare e riprovare
ed uno scivolare eterno.
Come gli alberi che perdono le foglie in autunno
e le ritrovano in primavera.
Si nasce soli, si muore soli,
con la consapevolezza che non si è soli.
Poi è cresciuta l'erba e l'arcobaleno ha disegnato l'arco nel cielo.
19 Agosto 2004 (Serafina)
e poi all'improvviso un
dolore lancinante al
cuore come cordoni, radici che si piegano quasi a tagliarsi.. fai fatica a
respirare, hai solo la forza di alzare gli occhi al cielo e di scorgere,
oltre le nuvole grigie, un radioso raggio di sole che ti dona il calore e la
forza di raccogliere i tuoi brandelli e rimboccare il sentiero. Il cammino è
faticoso ma, pian piano, cominci a ri-innamorarti della vita e dell'amore ed
hai la certezza che non sei sola, altri stanno percorrendo il tuo stesso
cammino,cercano di giungere alla tua stessa meta..... Il dolore si scioglie,
lacrime come perle cadono sul viso , ne senti il calore, le assapori ed una
dolcezza invade il cuore che comincia a suonare una dolce melodia, fatta di
teneri ricordi che ti portano a ritrovare qualcosa che avevi lasciato cadere
nell'oblio e tutto ti appare avvolto da una luce, vecchia ma nuova, la luce
dell'amore che mai potrà essere offuscata.
5 Agosto (Alessandro)
Ritornai al tempio dopo la terza luna, nel canto
estivo delle cicale urlanti abbandonavo il mio udire e mentre gli occhi
seguivo i solchi, su di una buona parte del terreno, lasciati da
un’alluvione, forse di desideri infranti … camminavo… Il tratto che dalla
riva saliva al colle sembrava più lungo, o forse era solo la mancanza del
mare che mi tratteneva a sognare le carezze delle onde tra la risacca e la
brezza serale. Ed infatti mi sedetti in riva all’immenso mare ed osservavo
quel divenire lontano tra le nuvole e l’orizzonte… heilà!!- una voce familiare mi sussurrò e vidi con gioia che Morfeo non mi aveva dimenticato.
"Sapevo del tuo ritorno" mi disse, "ecco ciò che ti ho conservato" continuò, e mi mostrò nuovi sogni che volteggiavano vorticosamente nella sua mano destra, mentre la sua mano sinistra libera al vento disegnò una spirale sul mio petto…e disse, "fa che le lacrime diventino carezze da donare, per cui l’Amore possa fluire"…mi abbracciò con fanciulla innocenza e insieme ci sedemmo sulla banchigia sognante e mentre la sua mano sinistra mi sfiorava il cuore mi persi nella sua mano destra, addormentandomi nell'azzurro Tempio.
31 Luglio (Serafina)
MANI
25 Luglio 2004 (Francesco Giovanni)
Ebbi ali e piume e volai nei cieli..., ebbi squame
e branchie e nuotai nelle acque..., ora ho un cuore per cercare e una mente
per comprendere...
28 Giugno 2004 :Riflessioni di Enrica Bocedi
L’uomo ha sempre mosso le sue
conquiste attraverso le violenze, la guerra, il sangue, il dolore, il
sacrificio. Sembra che nulla possa
smuovere le coscienze, decidere dei cambiamenti o migliorare le cose se non
attraverso dolore e malattie, tutte le grandi conquiste sociali sono state
ottenute attraverso rivoluzioni, guerre, spargimento di sangue.
Molto probabilmente anche riflettendo sulla nostra storia individuale avremo un’ulteriore conferma: solo dopo un grande dolore l’uomo trova la forza di cercare, di cambiare, di fermarsi e riflettere.
Ma dunque siamo veramente così fatti da essere destinati
al dolore come unico mezzo di conoscenza e di crescita?
Oso pensare che, se questo era vero ieri, oggi possiamo crescere, migliorare, cambiare le nostre vite senza bisogno di sprofondare nel dolore o nelle tragedie. Sento che abbiamo questa possibilità, che possiamo incominciare a metterci su questa lunghezza d’onda, che insieme possiamo!
Possiamo: apprendere, diventare
consapevoli ogni giorno di più, migliorare la nostra vita, la vita delle
persone che ci vivono accanto, del nostro ambiente di lavoro, della nostra
città; impegnarci sempre di più e non accontentarci d’ aver fatto
semplicemente il nostro dovere, ma chiederci ogni tanto se ci siamo
impegnati al nostro 100%, se abbiamo veramente fatto tutto il nostro
possibile, se abbiamo messo a frutto, nel modo migliore, i doni che ci sono
stati dati..
Se avessimo a nostra
disposizione un ingente capitale staremmo tutti i giorni a seguire
l’andamento della borsa per verificare gli interessi dei nostri investimenti
. Difficilmente
c’impegniamo altrettanto con le nostre ricchezze interiori, conosciamo poco
delle nostre risorse, delle nostre capacità, delle nostre possibilità.
La ricerca della
conoscenza di noi stessi è un fatto individuale, privato e
facoltativo; non s’ impara a scuola come funzionano: il nostro pensiero, i
nostri sentimenti e la relazione con tutto il creato. E’su questo che
dovrebbe
dirigersi il nostro impegno, le nostre indagini e la nostra consapevolezza.
Diventare sempre più vigili e responsabili, non solo delle azioni, ma
soprattutto dei pensieri, dei sentimenti e delle parole. Tutto ciò che esce
da noi muove delle forze.
Di tanto in tanto potremmo chiederci: "che tipo d’energia muovo con le parole che sto pronunciando, con i pensieri che sto formulando e soprattutto che cosa posso produrre negli altri e in me stesso? "
Diventando sempre più consapevoli ed attenti al nostro qui ed ora riusciremo sicuramente a cambiare in meglio la nostra realtà e la realtà che ci circonda.