A favore di un
Documento sul Principio del Libero Arbitrio
e dell' Auto-Determinazione Spirituale...
ONORARE I DIRITTI DELLA PERSONA
"Ogni
Individuo (capace di risposta conscia) ha il diritto di essere consultato in
anticipo riguardo ogni "Intervento" Terapeutico, Spirituale, o di altro
tipo, che non sia stato espressamente richiesto dall’individuo stesso, ed
ogni individuo ha il diritto di rifiutare tale "intervento", sia o meno,
presumibilmente, nel suo 'miglior interesse' agire così."
James Deacon
TRATTAMENTO REIKI
e
LA NECESSITA’ DEL CONSENSO
Copyright © 2005
James Deacon (www.aetw.org )
tradotto e pubblicato con l'autorizzazione
dell'Autore
Una
domanda che sorge spesso è:
Abbiamo bisogno di
chiedere il permesso delle persone prima di
"mandare"loro Reiki ?
[Penso che potremmo leggere :"mandare loro Reiki" come: "fare loro
un trattamento Reiki a distanza" - dopo tutto è quello che è]
Di solito rispondo qualcosa del tipo:
"Bene, afferrereste qualcuno e gli fareste un trattamento Reiki a contatto,
senza chiedergli (ed ottenere) il suo permesso? No, naturalmente no .
Allora, perché un trattamento non a contatto dovrebbe essere diverso?"
[NOTA: qui sto parlando, in modo specifico, di situazioni in cui la
persona è in grado di dare una risposta ad una offerta di Trattamento
Reiki a distanza. Lascio ad un altro articolo le situazioni in cui l’individuo
è incapace di rispondere]
E perché vorreste trattare una persona senza averle chiesto prima il permesso?
Il motivo è perché, in realtà, non volete chiedere il loro
permesso?
Siete forse imbarazzati, all’idea che loro pensino che siete una specie di
"uno di quegli strambi della new age"?
Avete paura di chiedere, perché sapete già che rifiuteranno?
Pensate di saperlo meglio voi- che voi avete il diritto di
decidere per loro-?
Molte persone sembrano adottare la posizione che è OK "mandare"Reiki (fare un
trattamento Reiki a distanza) senza il permesso della persona, fintanto che
questo viene fatto con l’intenzione che: "il sé superiore della persona lo
accetti solo se è fatto per il ' bene superiore' della persona stessa".
Secondo me, mandare Reiki, senza permesso, al 'sé superiore' di una persona,
dovrebbe essere preso in considerazione soltanto - lasciando da parte
quanto detto sopra - come ultimissima possibile risorsa.
OK, quindi sembra che si pensi che il 'sé superiore' di una persona sappia
cosa sia meglio per Lei e che accetterà Reiki solo a queste condizioni. Ma,
anche se il 'sé superiore' davvero sapesse cosa è meglio per la persona,
questo può giustificare il vostro intervento?
Tutti noi (o meglio, quasi tutti) sappiamo consciamente cosa è meglio
per noi - non bere alcol, non fumare, non mangiare troppi dolci alla crema,
ecc., essere sicuri di dormire abbastanza, fare esercizio, bere acqua, e così
via.
Ma cosa accade se io non voglio ciò che è meglio per me? (beh, almeno
non sempre)
Ma cosa accade se io scelgo un compromesso tra ciò che è, alla fin
fine, 'per il mio bene superiore' e ciò che mi fa felice, nel "qui ed
ora"?
Ma cosa accade se io non voglio che qualcuno mi "Reiki via" ogni
piccolo dolore o sofferenza che mi consente di sapere che sono vivo?
Ma cosa accade se "solo per oggi" voglio sentirmi un piccolo miserabile
- voglio essere infantile e crogiolarmi in un po’ di auto-compatimento per
come mi sento male, perché ho delle piccole lamentele (bene, questa è la
prerogativa del "maschio della specie" dopo tutto!)? Sicuramente è mio
diritto fare questa scelta.
Ora (e so che questo è quasi sicuramente una Leggenda Metropolitana, ma….),
per dare un esempio drastico delle conseguenze della mancanza di rispetto
della scelta consapevole di una persona di rifiutare Reiki, vorrei
condividere con voi questa storia, di una persona, di cui non faccio il nome, che viveva a
New York.
Una sera egli tornò a casa non sentendosi bene per niente - non era sicuro se
fosse dovuto alla influenza o a qualcosa che aveva mangiato a pranzo - ma,
comunque, si sentiva tutto rotto.
Sua moglie era una praticante Reiki ma (come era suo diritto) il marito, come
diceva lei, "non ci stava troppo per quella roba delle terapie alternative".
Naturalmente, sua moglie sapeva quale sarebbe stata la risposta se gli
avesse proposto una sessione Reiki - avrebbe detto no . Poi, probabilmente,
avrebbe preso qualche aspirina, sarebbe andato a letto, preso una giornata di
ferie dal lavoro e sarebbe andato dal suo dottore. Questa era la sua routine
usuale quando si sentiva in questo modo. Così, essendo una praticante Reiki -
cosa che naturalmente significava che sapeva ciò che era meglio
- decise di andare avanti e trattarlo comunque (anche se sapeva che lui
non voleva che lo facesse, ed avrebbe rifiutato, se glielo avesse
chiesto). Appena il marito andò a letto, si sedette in una poltrona comoda del
loro salotto e cominciò a fare un trattamento a distanza per lui. Come
previsto, il trattamento Reiki "segreto" funzionò ed il mattino dopo, quando
il marito si alzò, si sentiva perfettamente ristabilito.
Ma lui non riusciva a capirlo. Lui conosceva il proprio corpo -
normalmente, quando era stato colpito così forte dall’influenza o da un
qualcosa allo stomaco, era durato almeno un paio di giorni. Sorpreso della
propria guarigione, egli decise che non importava andare a fare la consueta
visita dal suo dottore. Aveva pianificato di telefonare al suo ufficio ed
informarli che avrebbe preso un giorno o due di malattia, ma non era più il
caso.
Così, come ogni mattino, la coppia - mano nella mano - lasciò l’appartamento
per prendere insieme un taxi verso i loro rispettivi posti di lavoro. Mentre
il taxi procedeva lentamente, da un semaforo rosso all’altro, il marito
commentò che era realmente sbalordito per come si sentisse bene. Persino la
polvere ed i fumi del traffico dell’ora di punta non potevano smorzare il suo
spirito quella mattina. Il taxi sia accostò al lato della strada per farlo
scendere (prima di portare sua moglie dall’altra parte della città al suo
posto di lavoro) e sua moglie lo osservò mentre, come se avesse una molla
ai piedi, si incamminava verso l’alto edificio che ospitava il suo ufficio.
Ella sorrise di un sorriso saputello e scosse la testa - "Se solo non fosse
così sciocco" pensò tra se e se "allora non avrei bisogno di trattarlo
con Reiki senza il suo consenso." Mentre il taxi rientrava nel traffico, lei
sapeva che, grazie al suo intervento, lui avrebbe avuto una giornata
meravigliosa. Lei colse un’ultima immagine di lui, mentre entrava nella "Torre
2" del World Trade Centre, dove era situato il suo ufficio.
Quel giorno era l’11 Settembre...![]()
Tradotto da Beppe Tornar e Marina Anna Fellner