Racconti di viaggio.

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Elisa
Sabato e domenica affronterò un'esperienza che potrebbe cambiarmi l'esistenza.
Ammetto di essere entusiasta all'idea e terrorizzata allo stesso tempo.
E' da un po' di tempo che leggo di Reiki.. precisamente dal mio soggiorno in Sardegna, dove un tramonto ora impresso nei miei occhi, la più bella volta celeste che io abbia mai visto, le mura di una città (dove il belvedere e una chiacchierata) mi sono rimaste nel cuore.. e si.. lo ammetto, gli occhi e la grande umanità di una persona, hanno seriamente minato l'insieme di idee e preconcetti che io avevo dell'esistenza.
Insomma un viaggio,un mondo, un uomo mi hanno cambiato.
Il viaggio lo rifarò, in quel mondo spero di viverci presto anch'io e quel uomo può chiedermi qualunque cosa perchè ciò che ha fatto per me, senza nemmeno saperlo, è immenso e per la grande stima e affetto che provo per lui, mi auguro che Dio lo tenga tra le sue mani per il resto dei suoi giorni (anche se in Dio forse non ci crede) e che sia felice..(nel caso non lo sia, ho promesso, può sempre cercarmi.. non mi troverà mai troppo lontano). Insomma dicevo ho conosciuto Reiki.. ho letto libri, ho mostrato scetticismo,la mia solita razionalità ci ha messo del suo.. finché non ho provato sulla "mia pelle" 21 gg. di trattamento. Come definire cosa ho provato? Uso una delle mie espressioni "una carezza all'anima". Mi sono convinta ad avvicinarmi a questa pratica in modo attivo per vari motivi..
- Ho provato per la prima volta nitidamente cosa vuol dire "ricevere".. ho permesso alle emozioni di entrarmi davvero dentro, durante il mio viaggio.. sono entrati paesaggi, odori, musiche, parlate, visi, affetto. .e mi sono accorta che non fa così male come ho sempre creduto.. ho ricevuto ondate d'amore con lettere con pensieri con un abbraccio e ho capito che tutto ciò che fai in questo "stato di grazia" ti resta e agisce sui tuoi blocchi. Ho ricevuto energia, positività, comprensione e compassione dalla mia referente durante il trattamento e ho capito che non si soffre nell'esternare la nostra umana fragilità.. ma anzi finalmente riesci davvero a respirare.. a espanderti all'infinito e soprattutto riesci a incontrare gli altri.. non necessariamente nella gioia o nell'abbondanza.. ma nel fango dove tutti comunque siamo impantanati, perchè è la nostra condizione e noi lo dobbiamo capire che non esiste chi è nato superiore a un altro.. ma siamo tutti uniti nella nostra umana miseria.
- Ho scelto Reiki (o lui ha scelto me) perchè credo che la vera conoscenza sia dentro di noi, fuori di noi, intorno a noi e basta veramente poco per sapere la verità.. basta un cuore puro, occhi senza veli di egocentrismo orecchie senza tappi di presunzione. La verità non ha bisogno di prove che attestano l'autenticità della sua ricerca né tanto meno una vita di libri o un alta votazione finale. L'energia che forma la nostra essenza e tutto intorno a noi è infinita e alla portata di tutti,indipendentemente dalla condizione sociale, economica, indipendentemente dall'età e dalla cultura, indipendentemente dalla fortuna e dalle circostanze.
- Ho scelto d'iniziare questo percorso in maniera attiva perchè a questo punto è arrivato il momento di "dare".. da tempo accarezzo quest'idea, ma mi sono accorta soprattutto in quest'ultimo anno di non essere mai compresa.. cercavo di essere ferma e sembravo austera. Volevo dare forza a chi aveva bisogno di un supporto e mi accusavano di essere dura.. Volevo dare una parola di conforto e le persone si ritraevano da me intimorite.
Ho capito dopo tempo che le mie paure non le voleva nessuno.. e io quelle davo.
Aiutare era un modo per avere il controllo sugli altri, era un modo magari inconscio di ricevere affetto. Ma era davvero necessario ricercarlo negli altri? Cosa di me non mi andava giù? Di che cosa mi sento ancora in colpa? Cosa non mi sento capace di affrontare? Perchè la parte più profonda di me crede che io l'amore non me lo meriti? Queste domande me le faccio sempre e man mano le risposte affiorano.. Alcune le ho esternate ad altri.. altre sono gemme solo per me.
Ventuno giorni di trattamento e un bel trambusto emotivo hanno fatto un pò di pulizia nei cassetti della mia mente. Inizio ora questo percorso perchè so che ora sarei in grado di capire me stessa, di apprezzarmi e di avere compassione per le piccole e grandi sofferenze altrui. Comincio ora perchè non posso più giudicare.. comincio ora perchè essendomi spogliata di tutto.. non darei nulla di mio, darei solo ciò che da me può passare, perchè non è più il mio ego che agisce ma la sostanza comune che ci sveglia tutte le mattine.
Il mio sogno ricorrente è un teatro abbandonato dove io bambina trovo una marionetta dagli occhi tristi.. ho molta compassione per lei, lei piange.. io l'abbraccio e la porto con me fuori dove c'è un bosco e una vegetazione rigogliosa e dove si trovano molte altre persone felici. Per anni mi sono dannata per capire il mio sogno.. Ho cercato quegli occhi nella gente, negli uomini che ho conosciuto, pensando che spettasse a me il compito di cambiare le loro vite. Invece ero io.. quella marionetta ero io.. nel teatro squallido della mia anima non ascoltata.. abbandonata, io soffrivo ma ero bloccata.. ero inanimata.. una marionetta.
Se non voglio perdermi devo permettere a quella bambina ancora viva dentro di me di salvarmi.. di portarmi nel bosco.. di portarmi nel cuore.. si .. il bosco rigoglioso è il mio cuore.. tante persone sono lì e le percepisco.. ci mancavo solo io.
Prima di chiudere volevo ringraziare Antonia per la sua disponibilità e alcuni abitanti del mio "bosco":
- LOVELIFE, perchè con la sua giovane età e la sua sensibilità mi ha più volte dimostrato che i miei anni in più non servono a nulla se non mi permettono di crescere;
- TRISTANO, perchè è una delle poche persone che ha veramente visto la mia indole fragile. E che mi ha permesso di vedere come veramente deve essere un uomo che ama.
- ANTONIO, perchè in 10 anni mi ha raccolto ogni volta che sono caduta e mi ha tenuto con se nei miei momenti migliori e in quelli più bui.
- LOWQI, perchè crede di essere un uomo cinico e teme di far male a chi ama.. ma in realtà mi ha fatto capire cosa significa avere dignità per se stessi e rispetto per il prossimo. Ha permesso a me d'iniziare questa trasformazione e io per questo non potrò mai ringraziarlo abbastanza.

Donatella
Sono sempre stata una mistificatrice.
E' un’arte che ho imparato da piccola e che con il passare degli anni ho migliorato ed affinato.
Poi, per non farmi mancare nulla, sono anche diventata una funambola e, prendendoci gusto, anche  giocoliera. Vivevo su una corda fatta di teorie, giocando con mille birilli e cerchi, di verità non dette o di bugie che mi piaceva credere fossero vere. C’era sempre una buona scusa per giustificare una nuova bugia, un nuovo birillo che si aggiungeva agli altri. C’era sempre una buona scusa per non vedere un vero aspetto di me stessa. Più si andava avanti e più questo mettere birilli su birilli diventava esaltante. Alla fine lo scopo era: diventare sempre più abile nel mistificare. Non sapevo più nemmeno io dove erano i confini tra verità e bugia; quale fosse la mia verità o la realtà concreta.
Chi aveva più tempo di chiederselo?
Tutta l’energia era impiegata a camminare sulla corda facendo volteggiare sempre più cerchi e birilli.
Cercavo comunque una soluzione.
Ed allora provavo: Reiki, Yoga, Shiatsu…, la ricerca sempre più forte di un qualcosa che mi aiutasse  mi portava ad inventare nuove acrobazie. E poi tarocchi, pendolino, fiori di Bach, psicoterapia… Ci sarebbero state ancora altre cose se avessi avuto il tempo materiale per sperimentarle.
Nuovi birilli, nuove bugie.
Una notte ho fatto un sogno: salivo su una montagna altissima, fino ad arrivare in cima, sulla punta più alta. E mi sporgevo per guardare giù. Scivolavo  e rimanevo aggrappata solo con le mani, il resto del corpo a penzoloni nel vuoto. In quel momento vedevo arrivare un condor che volava verso di me. Lo trovavo bellissimo, enorme ed elegante. Sapevo che mi sarebbe venuto addosso ma non ne avevo alcuna paura. Pensavo soltanto "ora impatteremo". Poi chiudevo gli occhi ed "impattavo", cadendo nel vuoto. Era una sensazione di liberazione totale.
Era la prima avvisaglia che quel complesso sistema che mi ero creata stava per crollare.
E così è stato. A farlo crollare una banalità, ma in fondo è sempre così. Basta un nulla, alle volte, una frase, una parola che normalmente non darebbero nemmeno fastidio.
Tutto è crollato.
La fune sulla quale camminavo ha cominciato a vibrare ed i birilli a cadere. Per un po’ ho resistito, pensando ancora di potermela cavare, funambola professionista. E poi… sono caduta.
Giù dalla fune, seguita da tutti i miei birilli e cerchi.
Giù in una cascata. La sensazione era proprio questa. Cadevo in una bianca ed assordante cascata. Cadevo senza controllo, sbatacchiata , frustata dall’acqua, assordata dal rumore.
E’ stato li che mi sono lasciata andare. Ho scelto che sarei caduta fino in fondo, a costo di morire. Sarei semplicemente stata a vedere quello che capitava.
E’ capitato di tutto.
Per giorni ho pianto, un pianto irrefrenabile, piangevo al lavoro, per strada, incurante di quelli che mi guardano, piangevo via sms e via e-mail  , piangevo dentro e fuori.
Poi il pianto si è placato e sono arrivate le "ondate di dolore". Non so chiamarle diversamente. Era un dolore che partiva all’altezza dello sterno, da dentro, e si allargava a tutto il corpo travolgendomi.  Dolore allo stato puro, sia fisico che mentale. Lancinante.
Ho accettato anche questo, ho lasciato che accadesse. L’ho incominciato a vivere da protagonista. Non lo subivo, lo vivevo e lo stavo a guardare fino a che non usciva da me. Alle volte arrivavano anche due, tre attacchi di fila. Mi lasciavano stanca, distrutta.
Le varie parti di me venivano fuori e si manifestavano. Non c’era modo di mantenere il controllo. Dicevo quello che pensavo. Ma il più delle volte tacevo (e questo per me è davvero strano). Le parole erano superflue, totalmente superflue.

Una mattina ho sentito che la cascata era finita.
Ero di nuovo ferma, sulla riva di un fiume più calmo.
Ero bagnata ed acciaccata. Ma ero arrivata fino in fondo.
Ero io, semplicemente io.
Da allora è cominciato un nuovo periodo, tutto da scoprire, tutto da creare.
Nessun mantellino di superman…nemmeno ora.
Solo sincerità e dolcezza.
Muovo da poco i miei primi passi in questa nuova dimensione. Non sono più funambola, cammino con i piedi per terra, tastando questo nuovo terreno che è denso e sicuro al tempo stesso.
Ho ancora paura e finalmente lo ammetto e alle volte ho ancora gli attacchi di dolore. Continuo ad accettarli.So di potercela fare, che hanno un senso.
E vado avanti.